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Marsili, M. (2026). L’AI Act alla prova dei fatti: sovranità tecnologica europea e geopolitica dell’intelligenza artificiale. Rassegna Europea. 32 (56), 45-48
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M. Marsili,  "L’AI Act alla prova dei fatti: sovranità tecnologica europea e geopolitica dell’intelligenza artificiale", in Rassegna Europea, vol. 32, no. 56, pp. 45-48, 2026
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TY  - JOUR
TI  - L’AI Act alla prova dei fatti: sovranità tecnologica europea e geopolitica dell’intelligenza artificiale
T2  - Rassegna Europea
VL  - 32
IS  - 56
AU  - Marsili, M.
PY  - 2026
SP  - 45-48
SN  - 2532-7771
DO  - 10.5281/zenodo.21737106
UR  - https://www.accademia-europeista.eu/rassegna-europea/
AB  - L'articolo analizza il ruolo dell'Unione europea nella governance globale dell'intelligenza artificiale, con particolare attenzione all'Artificial Intelligence Act (Regolamento UE 2024/1689) e al suo impatto sulla sovranità tecnologica europea. Di fronte ai modelli statunitense (basato sul mercato e sulle Big Tech) e cinese (in cui la tecnologia è funzionale al controllo politico e alla sicurezza nazionale), l'UE si propone come una "terza via regolatoria" che mira a coniugare innovazione, diritti fondamentali e sicurezza. L'AI Act adotta un approccio risk‑based, distinguendo tra usi vietati (rischio inaccettabile), sistemi ad alto rischio (soggetti a obblighi stringenti) e applicazioni a rischio limitato o minimo. L'architettura normativa è presentata come uno strumento per difendere la "cognitive sovereignty" europea, ovvero la capacità delle società democratiche di preservare l'autonomia decisionale e il pluralismo informativo in un contesto di crescente guerra cognitiva. L'articolo evidenzia come l'AI Act si inserisca nel Brussels Effect, proiettando gli standard UE a livello globale, ma solleva anche criticità: l'onere regolatorio complessivo (AI Act, GDPR, DSA, DMA) rischia di penalizzare startup e PMI, mentre la governance dei modelli di IA di uso generale pone sfide inedite in termini di trasparenza, accountability e protezione delle infrastrutture cognitive. L'autore propone infine una riflessione sulla necessità di costruire coalizioni di valori con altre democrazie (G7, OCSE, Consiglio d'Europa) per affermare una geopolitica degli standard basata sui diritti fondamentali. La credibilità della scommessa europea dipenderà dalla capacità di attuare effettivamente le norme, sostenere gli investimenti e bilanciare sicurezza, competitività e tutela dei diritti.
ER  -